
La luce del sole comincia a spegnersi lentamente, come un respiro che si allontana senza fare rumore. Nuvole pesanti, cariche di un silenzio profondo, scorrono nel cielo e coprono quella luce che solo pochi istanti prima sembrava invincibile.
L’aria cambia.
Una quiete strana si diffonde intorno a me, come se il mondo si fermasse per un istante per ascoltare qualcosa che arriva da molto lontano.
Poi cadono le prime gocce di pioggia.
Sottili.
Dolci.
Così leggere che quasi non si sentono.
Alcune si infrangono sul marciapiede su cui cammino e si aprono in piccoli cerchi luminosi. Altre cadono sul mio giubbotto e scivolano lentamente, come stanche dopo un lungo viaggio dal cielo. Tutte finiscono nello stesso luogo — sull’asfalto, sulle pietre, nei piccoli solchi della strada che cominciano a riempirsi d’acqua.
A prima vista sembrano tutte uguali.
Una forma.
Una caduta.
Un istante brevissimo prima di sparire.
Ma quando abbasso lo sguardo e le osservo più da vicino, non mi sembrano più uguali.
Sulla superficie di ogni goccia sembra riflettersi un minuscolo frammento del mondo. Un pezzo di realtà che vibra per un attimo prima di unirsi agli altri. È come se ogni goccia portasse con sé una piccola storia, un ricordo, un’immagine.
Non avevo mai visto la pioggia in questo modo.
In una piccola pozzanghera che si forma accanto ai miei piedi appare uno specchio insolito. Non è soltanto acqua. È qualcosa di più.
All’inizio vedo un fiore.
Poi un albero che si muove piano nel vento.
Poi una montagna lontana, avvolta nella nebbia.
Un mare che respira con le sue onde.
Un lago immobile, silenzioso come un segreto custodito nel cuore.
Le immagini continuano a mutare.
Vedo una piccola casa con una finestra accesa. Poi diventa un palazzo. Poi un grattacielo che si slancia verso il cielo, come se volesse toccare le nuvole che hanno dato vita a questa pioggia.
Vedo bambini correre e ridere in un cortile.
Vedo famiglie raccolte attorno a una tavola, dove le mani si uniscono per ringraziare del pane che condividono.
Vedo uomini e donne nei campi che seminano la terra con pazienza, credendo che un giorno li ricompenserà.
Vedo animali che si muovono liberi nel loro habitat.
Vedo uccelli aprire le ali in un cielo limpido.
E senza rendermene conto, un sorriso lieve attraversa il mio volto.
Questa pioggia mi ha portato una nostalgia profonda, una dolce malinconia che non so spiegare. È come se ogni goccia mi ricordasse un mondo che può essere bello, un mondo dove la vita scorre con calma, dove ogni cosa trova il suo posto.
Ma la quiete non dura a lungo.
La pioggia cambia.
Le gocce diventano più grandi.
Più fitte.
Più violente.
Non cadono più come carezze.
Cadono come colpi.
Le vedo schiantarsi nella stessa pozzanghera dove poco prima si rifletteva un mondo sereno. Ora cadono con forza, con una ferocia che mi lascia senza parole. È come se ognuna volesse dimostrare il proprio potere, schiacciare quelle che sono venute prima.
Le piccole gocce che poco fa danzavano sull’acqua scompaiono una dopo l’altra.
L’immagine nella pozzanghera si trasforma.
I fiori che vedevo prima appaiono piegati.
Gli alberi oscillano come se avessero paura.
Le persone in quello specchio d’acqua sembrano confuse, smarrite, come se stessero cercando qualcosa che non riescono più a trovare.
Le gocce di pioggia che ora cadono non sembrano più parte di un’armonia.
Sembrano un attacco.
Come una forza che distrugge tutto ciò che incontra.
Vedo una bambina nascondersi dietro sua madre, con gli occhi grandi pieni di domande a cui nessuno risponde.
Vedo una balena muoversi smarrita nel mare, come se anche lei sentisse che qualcosa non è più come prima.
Vedo stormi di uccelli sollevarsi e fuggire in fretta, e il battito delle loro ali mi sembra un grido di avvertimento che attraversa il cielo.
Vedo edifici tremare.
Vedo strutture crollare.
Vedo animali correre terrorizzati alla ricerca di un rifugio.
La visione diventa sempre più pesante.
Non voglio più guardare.
«Fermati… fermati…» sussurro alla pioggia con una voce che fatica a uscire da dentro di me.
«Ti prego, fermati… stai distruggendo tutto.»
Il cuore mi batte forte nel petto. Le gocce ora mi colpiscono la testa e sento un dolore acuto. Ma non è soltanto fisico. È un dolore che nasce da un luogo molto più profondo.
Non riesco più a guardare quella pozzanghera.
Alzo gli occhi verso il cielo.
Le mie lacrime si mescolano alla pioggia e per un momento non riesco più a distinguere le une dalle altre.
Ma questa volta non vedo più la distruzione nell’acqua.
Vedo il sole.
È ancora lì, nascosto dietro le nuvole pesanti. Le nuvole sembrano tenerlo davanti agli occhi come un fazzoletto bagnato, come se anche lui stesse piangendo.
E attraverso quelle nuvole, attraverso quelle lacrime del cielo, vedo qualcosa che mi fa tremare l’anima.
Vedo l’amore.
Un amore infinito.
Profondo quanto il cielo.
Ma insieme a quell’amore vedo anche il dolore.
Un dolore altrettanto infinito.
E capisco che ciò che sento in quell’istante è forse solo una minuscola scintilla di ciò che Lui prova per questo mondo.
Eppure, per un attimo brevissimo, mi sento come se fossi diventato uno con Lui.
La pioggia continua a cadere.
Ma spesso scegliamo di aprire un ombrello.
Non solo per proteggerci dall’acqua.
Ma per proteggerci dal tocco del cielo.
Per non permettergli di sfiorare la nostra pelle.
Per non lasciarlo entrare dentro di noi.
E così le gocce di pioggia diventano soltanto gocce. Un fenomeno naturale. Un semplice processo della creazione.
Ma forse sono molto più di questo.
Perché ogni goccia di pioggia è una storia.
Ogni goccia è una memoria.
Un richiamo.
Una testimonianza di una creazione che continua a parlare con noi.
Se solo le permettessimo di toccarci.
Di bagnarci la pelle.
Di penetrare nella nostra anima.
Di ricordarci che siamo parte di questo mondo che spesso guardiamo, ma raramente comprendiamo.
Se solo avessimo il coraggio di restare per un momento senza ombrello.
Di restare davanti al cielo senza difese.
Di restare nudi davanti a Lui.
Perché forse solo allora capiremmo che ogni goccia di pioggia che cade su di noi non è soltanto acqua.
È un tocco del cielo.
Se solo…
Matilda Mulla
7 Giugno 2026
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