Adoniesis e Marco Marsili: Vademecum del messaggio del Consolatore del 21 settembre 2026

Dal Cielo alla Terra

Nel suo orizzonte spirituale, il messaggio descrive il passaggio dalla paura alla fiducia, e dalla sofferenza personale alla donazione di sé per il bene degli altri:

Adoniesis e Marco Marsili: Vademecum del messaggio del Consolatore del 21 settembre 2026

Dal Cielo alla Terra

Nel suo orizzonte spirituale, il messaggio descrive il passaggio dalla paura alla fiducia, e dalla sofferenza personale alla donazione di sé per il bene degli altri:


DAL CIELO ALLA TERRA

Adoniesis e Marco Marsili: Vademecum del messaggio del Consolatore del 21 settembre 2026

FIGLIUOLO, DA GIOVANE TI HO RIVELATO, TRAMITE IL MIO SERVO, LO SCRIVENTE, CHE NEL TUO SPIRITO DIMORA LA STESSA SOSTANZA DI CIÒ CHE DIMORA NEL MIO.
QUINDI CONFERMO E ATTESTO TALE VERITÀ.
HAI DETTO LA VERITÀ SUL MESSAGGIO DEL SANTO CONSOLATORE A GIORGIO E LA VERITÀ TRIONFA SEMPRE SU TUTTO E TUTTI.
DIO TI BENEDICA.
LEGGETE FRATELLI E SORELLE, LEGGETE, IMPARATE E SERVITE IL SIGNORE DEL CIELO E DELLA TERRA.
PACE.

Vostro Adoniesis

Pianeta Terra / 25 Settembre 2026 / G.B.


Vademecum del messaggio del Consolatore del 21 settembre 2026

Nel suo orizzonte spirituale, il messaggio descrive il passaggio dalla paura alla fiducia, e dalla sofferenza personale alla donazione di sé per il bene degli altri: il Consolatore illumina il senso dell’esperienza mistica dello stigmatizzato, esortandolo alla fiducia e all’azione, e nel contempo espone rivelazioni fondamentali per comprendere la natura del rapporto tra l’umano e il divino, e le dinamiche che governano questa sublime interazione.

Il Consolatore parla a un servo timoroso dalle Stigmate sanguinanti.

Giorgio definisce sé stesso «servo timoroso» nel momento della sanguinazione dei sacri segni: un uomo nel quale la vocazione all’opera divina, vocazione dai connotati eroici, in questo contesto convive con la fragilità, con la paura.

FIGLIUOLO, ASCOLTA E FIDATI DI ME!

L’appellativo «Figliuolo» avvolge l’umana fragilità in una relazione d’amore che, prima ancora della missione da compiere, evoca l’appartenenza ad un disegno spirituale millenario, un disegno che oggi si esprime in virtù delle stigmate, attraverso di esse.

«Ascolta e fidati di me» invita quindi ad accogliere la presenza divina, capace di sostenere ciò che l’uomo, da solo, fatica a portare. Il Consolatore, il Paràclito evangelico, accompagna, insegna, celebra, custodisce e rappresenta tale presenza divina che si rivolge a Giorgio con paterno amore.

SONO IL CONSOLATORE, L’INVISIBILE ASCOLTATORE E TESTIMONE OCULARE DELLA TUA VITA IN QUESTO TEMPO E DI TUTTE LE VITE TRASCORSE SULLA TERRA NEI SECOLI DEI SECOLI DELL’UMANO PASSATO. VIVO NELL’ETERNO PRESENTE DELLA COSCIENZA DI CRISTO-GESÙ, IL MESSIA, FIGLIO DI DIO.

Il Consolatore conosce intimamente e direttamente l’esistenza e l’opera di Giorgio in tutte le sue incarnazioni e “vite parallele”, nel corso delle quali egli ha svolto molte missioni a maggior gloria di Dio. La divina coscienza, infatti, abbraccia la totalità dei tre tempi: ieri, oggi e domani cantano l’opera dei messaggeri di Dio all’unisono, in comunione con Cristo.

CIÒ CHE DEVE GIUDICARE LA TUA VITA E LA VITA ALTRUI, CIOÈ QUELLA DEGLI ESSERI CHE VIVONO NEI MONDI E NELLE STELLE, SONO LE AZIONI, LE GESTA, LE OPERE ANIMATE DALL’AMORE E DALLA GENEROSITÀ DI DONARE INCONDIZIONATAMENTE LA CONOSCENZA DELLA SCIENZA DELLO SPIRITO.

Il criterio del giudizio viene espresso con grande precisione: le azioni, le gesta, le opere animate dall’amore: la vera e più alta qualità di un individuo si misura nel bene che egli compie concretamente. Questo criterio si estende agli esseri dei «mondi» e delle «stelle», poiché l’amore è il supremo valore universale per ogni forma di vita, è l’energia creativa del cosmo, è la stessa Intelligenza Divina: “DIO È AMORE” [1Gv 4,8 e 4,16].

La «scienza dello spirito», summa delle realtà spirituali che governano l’esistenza, qui si rivela nella sua più elevata accezione sociale: essa realizza il suo pieno potenziale quando viene donata per il bene del prossimo. Donarla incondizionatamente significa trasmetterla senza farne uno strumento di prestigio, possesso o asservimento, anzi, al contrario, facendo di questa scienza un altissimo strumento dell’amore universale.

NON DEVI AVERE DUBBI SULLA CERTEZZA DEI SEGNI CHE MANIFESTI, DEI SEGNI CRISTICI CHE SONO IL MOVENTE DELLA TUA OPERA NEL MONDO.

La frase sottintende che talvolta lo stigmatizzato viene preso da insicurezze riguardo all’autenticità, al significato o al valore della sua esperienza mistica. Questo, per i profani, è forse l’aspetto più incomprensibile di tale prodigiosa esperienza. Le stigmate rappresentano la viva partecipazione alla Passione di Cristo, che coinvolge l’intera esistenza di Giorgio anche nei momenti di difficoltà interiore.

Le stigmate sono «il movente dell’opera» perché a partire dalla loro comparsa esse sono diventate il fulcro, il generatore, il propulsore e il sostegno delle molteplici attività svolte dallo stigmatizzato e dai suoi collaboratori in ogni ambito della vita, e pertanto esse rappresentano il centro vitale e la Causa che motiva e sospinge le fatiche di migliaia di persone che partecipano con Giorgio alla Buona Battaglia. Perciocché questi sacri segni traducono l’esperienza mistica in azione reale, in missione, e il sangue versato è il gran prezzo della testimonianza che risveglia i cuori dal torpore del mondo.

NOI SAPPIAMO L’ORIGINE DI TALE FENOMENO E SAPPIAMO ANCHE L’ESITO FINALE CHE SI PREFIGGE IL SEGNO STESSO.

Questa frase colloca il segno dentro un vasto programma divino, del quale Giorgio rappresenta una parte, la punta adamantina d’una freccia di luce scagliata nel tempo e nello spazio. La fiducia richiesta, perciò, riguarda anche gli aspetti di questo programma che ancora non comprendiamo, o che non si sono ancora rivelati pienamente agli occhi del mondo.

Il passaggio dall’«io» al «noi» suggerisce un plurale di maestà, ed anche una comunione di presenze e intenzioni: il Consolatore parla a nome sia di sé stesso, sia di Giorgio («noi sappiamo»), sia della Divina Intelligenza trinitaria, la quale dimora simultaneamente in ogni Deità Cristica che accompagna questa grande opera.

RICORDI IL CRISTO? “E ALLORA APPARIRÀ NEL CIELO IL SEGNO DEL FIGLIO DELL’UOMO” (Matteo, cap. 24,30). IL SEGNO È LA CROCE DI CRISTO E LA CROCE DI CRISTO È IL SEGNO CHE APPARE IN CIELO DAL 1989, PERCHÉ IL SEGNO DELLE STIGMATE VIENE DAL CIELO, DAL CUORE DELLA SANTA MADRE CHE IN ME VIVE.

Il richiamo al Vangelo (Mt 24,30) identifica «il segno del Figlio dell’uomo», cioè la Croce, con il segno delle stigmate. Infatti le stigmate sono per eccellenza il segno della Croce, della crocefissione, della resurrezione e quindi anche dell’Apocalisse e del ritorno di Gesù Cristo. Il segno delle stigmate «viene dal Cielo» proprio perché è scaturito «dal cuore della Santa Madre» per imprimersi nel corpo di Giorgio, nell’anno 1989 a Fatima. Da quel giorno il segno divino cammina per le vie del mondo come un fuoco nel buio (Lumen ad revelationem gentium, Luce per illuminare le genti [Lc 2,32]).

La sublime immagine della Santa Madre “che vive nel Consolatore” esprime la totale comunione della vita divina, e sigilla una conoscenza iniziatica che riguarda la fine dei tempi. La Santa Madre è la Donna vestita di Sole di cui parla l’Apocalisse; Ella così si è rivelata a Fatima nel 1917 grazie al celebre “miracolo del Sole”. Proprio a Fatima la Madonna ha stigmatizzato Giorgio Bongiovanni. Egli rappresenta l’opera della Tribù Giovannea o “Confraternita Giovannea”, ossia la famiglia spirituale scaturita dall’apostolo Giovanni, il discepolo prediletto di Gesù.

Gesù stesso, sulla Croce, affidò Giovanni alla Santa Madre e affidò la Santa Madre a Giovanni [Gv 19,26-27], decretando così una unione spirituale che giunge fino ai nostri giorni. Giovanni infatti (autore dell’Apocalisse) oggi è rappresentato proprio dalla famiglia spirituale giovannea, nella quale opera lo Spirito di Verità, il Paràclito, il Consolatore. Infatti questa famiglia spirituale ha il compito di “rivelare la verità tutta intera” con la scienza spirituale, le profezie e l’annuncio dell’Apocalisse.

Tale opera giovannea serve per “chiamare i Segnati”, cioè per risvegliare coloro che possiedono le qualità per essere eletti ed ereditare il regno promesso (nuova civiltà, 4a dimensione). Questi Segnati-Chiamati, sono quella piccola parte di umanità che simbolicamente è rappresentata proprio dalla Santa Madre, immagine del nuovo popolo eletto.

[EXCURSUS: Giorgio Bongiovanni ha ricevuto le stigmate a Fatima nel 1989, cioè 72 anni dopo le famose Apparizioni del 1917. Questo numero di anni non è casuale: 72 sono “i nomi di Dio” nella cultura ebraica e anche i nomi degli angeli; 72 è la metà di 144 che simbolicamente si riferisce ai 144.000 eletti; 72 sono i discepoli che Gesù manda ad evangelizzare il mondo; il 72 rappresenta l’ordine universale, la totalità del mondo, la mediazione tra la Terra e il Cielo, ed è il numero-chiave del grande orologio cosmico.

La Bibbia dei Settanta (prima traduzione greca dell’Antico Testamento) fu scritta in 72 giorni da 72 dotti ebrei: 6 per ognuna delle 12 tribù d’Israele. Nella Genesi la discendenza di Noè (Noè o Noah significa Consolatore) dopo il diluvio elenca 72 nazioni originarie della Terra, correlate alle 72 lingue nate alla Torre di Babele.

Secondo il testo cabalistico dello Zohar, la scala sognata da Giacobbe aveva 72 gradini. In geometria, l’angolo esterno del pentagono regolare misura 72 gradi: è un caso che la stella a 5 punte contenuta nel pentagono simboleggi la Santa Madre? Tale stella simboleggia anche l’essere umano realizzato (uomo fiammeggiante), ed è interamente costruita su triangoli che hanno basi angolari di 72 gradi. Si potrebbe continuare…]

ESSI SONO COLLEGATI CON LA CROCE IN CIELO CHE RAPPRESENTA L’UNIVERSO, GLI ANGELI EXTRATERRESTRI E TUTTA LA VERITÀ CHE LORO PORTANO SULLA TERRA.

L’associazione fra Croce, universo e «angeli extraterrestri» amplia ulteriormente la portata della missione. Sul piano spirituale, la vicenda terrestre viene inserita in una fraternità più vasta. La Croce può allora essere contemplata come l’incontro fra la relazione verticale con Dio e l’apertura orizzontale verso tutti gli esseri dell’infinito Creato.

Gli extraterrestri svolgono una funzione angelica perché sono i messaggeri della verità, infatti essi diffondono messaggi attraverso la famiglia giovannea. Insieme alla Santa Madre, gli angeli-extraterrestri sono una manifestazione dello Spirito di Verità, il Paràclito, il Consolatore promesso da Gesù:

Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. (Gv 14,16-18)

Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. (Gv 14,26)

Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di Verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio. (Gv 15,26-27)

E quando sarà venuto il Consolatore, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di Verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. (Gv 16,8-14)

NON AVER TIMORE, FIGLIUOLO! IL DOLORE MISTICO CHE VIVI NON È CIÒ CHE SEMBRA, TORTURA, ABBANDONO, FALLIMENTO, SCONFITTA, CADUTA, O ALTRO. IN REALTÀ EGLI TRASMETTE AI FRATELLI E ALLE SORELLE DELLA CONFRATERNITA GIOVANNEA VITTORIA, FEDE IN CRISTO, CORAGGIO, RESISTENZA E SALVEZZA DELL’ANIMA.

«Non aver timore» introduce la trasformazione del significato attribuito al dolore. Tortura, abbandono, fallimento, sconfitta e caduta sono le interpretazioni umane della sofferenza. Il Consolatore ne rivela la vera fecondità, ove la perseveranza dello stigmatizzato diventa eroica per mostrare ai fratelli e alle sorelle la vittoria sul dolore. Fede, coraggio, resistenza e orientamento alla salvezza: il valore spirituale risiede nell’amore che oltrepassa il male diventando guida e sostegno per gli altri.

La «Confraternita Giovannea» conferisce a questa fecondità una destinazione comunitaria. Giorgio viene così ricondotto alla responsabilità di custodire la speranza di coloro che prendono parte all’antica missione dei due Giovanni: il Battista, precursore di Cristo, e Giovanni Evangelista, “il discepolo che Gesù amava”, autore dell’Apocalisse che oggi stiamo vivendo.

QUINDI, FIGLIUOLO, ALZATI E ANDIAMO! COLUI CHE HO SCELTO PER GUIDARTI, ADONIESIS, È A TE DEVOTO, E TU A LUI.

La relazione con Adoniesis sviluppa la stessa logica di reciprocità. La guida di Adoniesis è presentata come scelta dal Consolatore (lo spirito di verità che procede dal Padre [Gv 15,26]), e la devozione di Adoniesis verso Giorgio indica che egli, la Deità Adoniesis che guida lo stigmatizzato, non è un ispiratore separato da colui che viene guidato.

Egli prova amore vero verso colui che viene guidato perché vive in lui, in lui si compiace e ne sperimenta le gioie e i dolori, in una relazione simbiotica dove l’umano e il divino si compenetrano vicendevolmente.

VEDI FIGLIUOLO, LA VERITÀ UNICA NELL’UNIVERSO RAPPRESENTA O È RAPPRESENTATA DAL DO UT DES TRA LE DEITÀ. PER ESEMPIO, ADONIESIS E GLI UOMINI.

Il «do ut des», letteralmente «do affinché tu dia», apporta un concetto fondamentale rispetto all’idea precedente di dono incondizionato. È il concetto di reciprocità del dono: ciò che si riceve suscita una risposta libera, e alimenta una comunione che a sua volta amplifica la stessa reciprocità.

Due fiamme che danzano insieme, anche se sono diverse per intensità e origine, si alimentano vicendevolmente e la loro relazione accresce l’energia, il calore, la luce.

GIORGIO, DO UT DES È LA PAROLA CHIAVE DELLA MANIFESTAZIONE, DELLA COMPENETRAZIONE E DELLA COMPLEMENTARIETÀ DELLA MANIFESTAZIONE DI TUTTO IL CREATO E DEGLI ESSERI CHE LO ABITANO.

Le parole «manifestazione», «compenetrazione» e «complementarietà» precisano tre aspetti del “do ut des” riferiti all’esistenza, alla vita umana e divina, e all’evoluzione. La realtà spirituale si manifesta nelle opere, dove il trascendente diventa immanente, dove l’idea si concretizza e prende forma nell’attività. L’anima si evolve in virtù dell’azione amorevole e della conoscenza acquisita, e si trasforma così fino a poter essere compenetrata dall’identità divina.

Nel cosmo, vi sono innumerevoli esseri con funzioni e dimensionalità differenti (celesti e terrestri, astrali e corporei) i quali cooperano al medesimo fine in modo complementare; questa reciprocità operativa (“il piccolo serve il grande e il grande serve il piccolo”) realizza la complementarietà del regno spirituale, astrale e materiale, dove gli esseri delle dimensioni superiori trascinano seco quelli delle dimensioni inferiori, per il compimento dei divini disegni nell’eterno divenire.

L’UOMO CHE SEI DONA E RICEVE DALLA DEITÀ. NON PERDERE MAI QUESTE CERTEZZE ACQUISITE DAL TUO SPIRITO. I TUOI DUBBI SPINGONO IL TUO APPARENTE NEMICO SATANA A PROVARTI, A RENDERTI PIÙ FORTE, E QUANDO TI VEDO DEBOLE, MA SEMPRE DEVOTO AL MIO ESSERE SANTO, VENGO DA TE, FIGLIUOLO. ECCOMI QUI!

«L’uomo che sei» è un riferimento che mantiene tutta l’importanza dell’incarnazione: attraverso la propria umana natura, lo stigmatizzato può vivere la relazione del dare e ricevere con la Deità che lo compenetra.

Le «certezze acquisite dal tuo spirito» sono le memorie e le consapevolezze di quanto è stato vissuto, realizzato, e che dev’essere rievocato nei momenti di smarrimento. I dubbi sono il banco di prova. L’espressione «apparente nemico, Satana» è appunto l’esito di questa lotta: la vittoria sull’avversario inizia con il riconoscimento del suo ruolo nel poliedrico gioco di Dio.

L’avversario infatti viene inviato da Dio per mettere alla prova lo stigmatizzato, e la prova culmina con una maggiore unione tra Dio e lo stigmatizzato, con una fortificazione ed una maturazione della conoscenza della verità.

Ma si badi bene: la possibilità di trarre forza dalla prova non vuol dire che il male sia positivo di per sé stesso. Infatti, «quando ti vedo debole […] vengo a te». È la fragilità ad incontrare la divina presenza soccorritrice («Eccomi qui!»). Ma in questo caso non si tratta di una forma di misericordia garantita a priori: qui il divino soccorso “è condizionato” dall’atteggiamento interiore più importante in assoluto: «…DEBOLE, MA SEMPRE DEVOTO AL MIO ESSERE».

È la devozione durante la prova, è la fedeltà nonostante il male subìto, ad attrarre la pietà della Divina Intelligenza! Questo concetto vale più che mai per i messaggeri dell’Altissimo, i quali subiscono le più dure sferzate per poter accrescere la loro abnegazione e la loro unione con Dio.

RICORDATI SEMPRE CHE IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI. I SEGNI CHE MANIFESTI GIUSTIFICANO LA SALVEZZA DELLE ANIME CHE VIVONO NELLE TENEBRE IN CERCA DELLA REDENZIONE DI CRISTO. ALZATI E ANDIAMO, FIGLIUOLO! PACE.

«Il fine giustifica i mezzi» qui significa che l’obiettivo salvifico giustifica il peso della missione e dei suoi segni dolorosi. Con una parafrasi diremmo: il bene al quale sei chiamato illumina il significato della prova che attraversi. I segni sanguinanti trovano la propria ragione nella «salvezza delle anime che vivono nelle tenebre in cerca della redenzione di Cristo», anime che vivono nello smarrimento, nell’ignoranza spirituale che porta al materialismo… ma ciononostante ancora vive, ancora mosse dall’anelito alla verità, dalla ricerca del fine ultimo dell’esistenza. Il salmo 41 (42 ebr.) recita:

“Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio”.

È proprio questa ricerca a rendere possibile la nostra salvezza. La redenzione è attribuita a Cristo: le stigmate svolgono la sacra funzione di testimonianza ed esortazione, ricordando alle vergini sagge di conservare l’olio nelle lampade anche se lo Sposo sembra tardare il suo arrivo [Mt 25,1-13].

“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”…

MI VOLTO INDIETRO, IN PIEDI, E VEDO IL CANCELLO DEL GETSEMANI ALLE MIE SPALLE, E QUINDI, FRATELLI E SORELLE, ALZIAMOCI E ANDIAMO!

Infine Giorgio descrive sé stesso in piedi: l’esortazione «àlzati» ha trovato risposta. Il cancello del Getsemani è alle spalle, la soglia della prova è stata attraversata, il passaggio dall’angoscia alla disponibilità è avvenuto ancora una volta, la missione può andare avanti.

Il cancello alle spalle indica che il consenso maturato nella prova è già divenuto cammino novello. “Altro giro, altra corsa”, dicono sulla Terra. Il richiamo evangelico è preciso: nel Getsemani Gesù invita i discepoli a vegliare e ad alzarsi per andare incontro all’ora ormai giunta. E proprio in questo punto, il messaggio si rivolge direttamente a noi: da «àlzati e andiamo» si passa ad «ALZIAMOCI E ANDIAMO», e così il Consolatore, per bocca dello stigmatizzato, adesso sta chiamando proprio il nostro nome…

Con amore

Marco Marsili
24 Settembre 2026